Visitare Chioggia

Canal Vena

Passeggiando per il Corso del Popolo

Per chi arriva da terra, la Porta Garibaldi (o di Santa Maria dal nome della maestosa Cattedrale cittadina, che sorge a pochi metri),  ricostruita nel 1520 è l’accesso alla città, da cui si apre il Corso del Popolo, che la percorre tutta in senso longitudinale. Dal Corso si irradiano 73 calli, 32 verso Canal Lombardo (a ovest) e 41 verso Canale S. Domenico (a est). A queste si aggiungono una quarantina di altre piccole calli, stradali, campi e campielli, fondamenta dai nomi tradizionali, che richiamano famiglie e presenze popolari.

Una passeggiata che cominci da qui avrà il suo primo punto di sosta nella Cattedrale, dedicata a S. Maria Assunta e realizzata dopo l’incendio della notte di natale 1623, su progetto del giovane Baldassare Longhena, allora ventiseienne al suo primo incarico. Il campanile fu ricostruito tra il 1347 e il 1350, dopo un crollo ed è una delle poche testimonianze monumentali in stile romanico sopravvissute alla guerra di Chioggia.

Sul lato sud della Cattedrale si aprono i giardini del Sagraéto, dove spicca la balaustra di pietra, che originariamente costituiva la scalinata del vecchio palazzo pretorio, realizzata tra il 1691 e il 1714.

Al centro della balaustra, la Vergine col Bambino rappresenta uno dei punti più alti e più poetici della devozione popolare. Conosciuta come Refugium Peccatorum, questa Madonna riceveva le suppliche della povera gente, affamata dal cattivo tempo che impediva di andare a pescare o sorpresa in mare dalla tempesta. Oltre la balaustra sono ancora visibili le tracce dell’antico canale Peròtolo, che dà il nome al quartiere, e di cui sono in corso i lavori per la riapertura.

La bellezza di Chioggia si offre semplicemente passeggiando lungo Corso del Popolo, sul quale si affacciano i principali monumenti e le chiese. La prima che si incontra dopo la Cattedrale è la chiesetta di San Martino Vescovo, in stile tardogotico, costruita alla fine del XIV secolo dopo la “guerra di Chioggia”, e  frequentata inizialmente dagli abitanti di Sottomarina a cui i genovesi avevano distrutto il borgo. Custodisce al suo interno due polittici trecenteschi della scuola di Paolo Veneziano.

Arrivati all’incrocio con calle San Giacomo, che interseca da est il Corso, la passeggiata diventa ancora più gradevole perché da questo punto in avanti c’è l’isola pedonale dalle 10 alle 20 e d’estate fino all’una di notte. Adiacente alla calle – che conduce a Sottomarina lido attraverso il “ponte dell’Unione” –  sorge la Basilica di San Giacomo Apostolo conclusa nel 1790 su progetto di Domenico Pelli. L’immagine mariana posta sopra l’altare maggiore ricorda l’apparizione della Madonna nel 1508 ad un ortolano, il quale la vide nel suo orto seduta su un tronco, dopo un violentissimo temporale.

Pochi passi più avanti si affaccia sul Corso l’antica Loggia dei Bandi, contraddistinta da un porticato classicheggiante di influenza palladiana. Costruita nel 1531, da lì si proclamavano i bandi e si rendevano pubbliche le ordinanze. Oggi è la sede del Comando della polizia municipale.

La piazzetta che si apre tra la Loggia dei Bandi e il Palazzo Municipale è sorvegliata dalla colonna dello Stendardo, pennone portabandiera realizzato nel 1713 dallo scultore veneziano Gioseffo Zeminiani, impreziosito dalle tre “prigioni”, ossia dalle figure a cui sono stati attribuiti i nomi di  Giacomo, Andrea e Filippetto, dal nome delle chiese verso cui sono rivolte.

A questo punto della passeggiata vale la pena fare qualche passo verso l’interno, costeggiando la Loggia dei Bandi e proseguendo fino ai piedi del ponte dei Filippini (dall’oratorio omonimo che si trova oltre il ponte). Qui sorge la chiesa della Santissima Trinità, costruita insieme all’oratorio nel 1528 ad opera della confraternita dei “Rossi” o dei “Battuti”. L’edificio attuale è frutto di una ricostruzione del 1705 su progetto di Andrea Tirali, a croce greca. Pregevole il gruppo ligneo che sovrasta l’altare maggiore, raffigurante la SS. Trinità, e il soffitto, progettato alla fine del 1594 in occasione di un ampliamento e realizzato tra il 1601 e il 1606. Il ciclo pittorico che lo costituisce, e che rappresenta un bell’esempio della scuola veneta tardo-manieristica, comprende tra le altre le opere di pittori come Paolo Piazza (ovale raffigurante Il Paradiso), Alvise del Friso (L’Annunciazione, La Nascita, La presentazione nel tempio) e Palma il Giovane (Gesù avviato al Calvario).

L’attuale Palazzo Municipale, di impronta asburgica, sorge in luogo del vecchio palazzo podestarile, semidistrutto da un incendio del 1817. Il progetto è dell’ingegner De Paoli e la costruzione si protrasse dal 1839 al 1847. Nella sala maggiore si trova la maestosa Ultima Cena, tela cinquecentesca di Antonio Vassilacchi detto l’Aliense, oltre ai busti di Vittorio Emanuele II, opera del chioggiotto Aristide Naccari, storico dell’arte e restauratore (1848 – 1914), di Eleonora Duse e di Giuseppe Veronese, realizzati negli anni ’50 del novecento dallo scultore Rabesco.

A nord del municipio sorge il trecentesco Palazzo Granaio, costruito nel 1322 su progetto dell’architetto Matteo Caime come deposito delle scorte di grano della comunità, e sopravvissuto alle distruzioni della guerra di Chioggia. In stile gotico, poggia su 64 colonne in pietra d’Istria. Sulla facciata spicca un’edicola con una Madonna con Bambino, e sul lato sud si può ammirare il Portale di Prisca, all’ingresso della pescheria, scolpito da Amleto Sartori nel 1940 e donato alla città nel 1946.

Un’altra chiesa guarda al Corso dal suo fianco orientale, ed è quella dedicata a Sant’Andrea Apostolo, ricostruita nel 1743, mantenendone la pianta romanica, nel luogo dove sorgeva una chiesa dell’VIII secolo. Il battistero custodisce la pala marmorea – tabernacolo attribuita al Sansovino, mentre nella Sacrestia si trova una pala raffigurante la Crocifissione, un tempo attribuita a Palma il Vecchio, ma la cui paternità è stata recentemente assegnata a Giovanni Buonconsiglio detto il Marascalco. Sopra l’altare maggiore si può apprezzare una scena raffigurante il Martirio di Sant’Andrea realizzata da Antonio Martinetti detto il Chiozzotto (1719 – 1790). Da segnalare il campanile romanico, edificato nel X secolo come torre civica.

A questo punto della passeggiata si intravede già il bacino di Vigo, che costituisce l’approdo alla città per chi arriva via acqua. La piazzetta è dominata dalla colonna con il leone di San Marco, realizzata in marmo greco e impreziosita da un capitello bizantino del XII secolo. Fu ritrovata negli scavi del vecchio palazzo pretorio e collocata nella piazzetta nel 1786. Per le modeste dimensioni del leone, simbolo della Serenissima, i chioggiotti la chiamano afettuosamente el Gato.

Guardando a est spicca il ponte di Vigo, che unisce la piazza con la fondamenta Vena e con la punta di San Domenico. E’ il ponte più maestoso della città, realizzato nel 1685 in pietra d’Istria e decorato nel 1762 con bassorilievi raffiguranti l’Annunciazione e i Santi Felice e Fortunato, patroni della città.

Uno sguardo dalla cima del ponte permette un panorama mozzafiato.  Rivolgendosi verso sud si apre uno scorcio di Riva Vena, il cuore palpitante della città, con le bancarelle del mercato quotidiano della frutta, i palazzi affacciati sul canale e le piccole barche colorate agli ormeggi. Rivolgendo lo sguardo a nord si domina la laguna e, nelle mattine limpide d’inverno, si intravedono le linee dell’isola di Pellestrina. Volgendosi a nord-ovest si possono notare le barche a vela ormeggiate nei pontili della darsena Le Saline, una splendida oasi dove la veduta panoramica arricchisce un servizio moderno e attrezzato per la nautica da diporto.

Se si sceglie di percorrere il ponte di Vigo, si oltrepassa la chiesetta di Santa Croce, risalente al 1496, oggi sede della Capitaneria di Porto, si imbocca la calle Santa Croce, e ci si trova ai piedi di  un altro ponticello, che collega la fondamenta del canale San Domenico (parallela alla Vena e al Corso del Popolo) con l’isola omonima. Anche da questo ponte la veduta è di quelle che non si dimenticano: uno scorcio della Chioggia operosa, con i tantissimi pescherecci ormeggiati sulla fondamenta del canale e, sulla sponda a est, il mercato ittico, dove ogni mattina si battono le aste con i prodotti ittici provenienti e diretti da tutto l’Adriatico. Scendendo il ponte, si offre la vista della chiesa di San Domenico, ricostruzione settecentesca di un precedente centro domenicano del XIII secolo. All’interno della chiesa, conosciuta anche come Santuario del Cristo, per via del maestoso Cristo ligneo che si trova dietro l’altare maggiore, sono custodite opere di grande valore artistico, come L’apparizione del Crocifisso a San Tommaso, di Tintoretto (1518 – 1594) e il San Paolo, ultima opera firmata di Vittore Carpaccio, datata 1520. Il campanile è romanico e risale alla fine del XIII secolo.

Tornando indietro verso piazza Vigo si può decidere per un percorso alternativo a quello del Corso, imboccando la Riva Vena oppure, oltrepassata la piazzetta, imboccare l’altra fondamenta parallela, quella del canale Lombardo. Il primo percorso offre una carrellata di minute distrazioni, che attraggono con botteghe di artisti, bancarelle, piccoli negozi con prodotti tipici, per lo più ittici (baccalà, sardèle in saòr) e altre prelibatezze locali. Si spalancano le porte di panifici con i tipici bossolà, pane essiccato a forma di anello, e dolci fatti con carote e radicchio, che crescono generosi negli orti di Sottomarina. Poi ci sono i palazzi, come il maestoso Palazzo Grassi, realizzato dalla nobile famiglia Grassi tra il 1670 e il 1678, trasferitasi poi a Venezia, dove fece costruire l’omonimo palazzo gemello, oggi sede della Fondazione Agnelli. Il palazzo Grassi chioggiotto, recentemente restaurato, ospita oggi il dipartimento di biologia marina dell’Università di Padova, la Fondazione Clodiense e il centro di educazione ambientale Nel cortile interno si distinguono per pregio artistico le statue allegoriche in pietra d’Istria, raffiguranti i quattro elementi naturali. Proseguendo verso sud, si incrociano il convento e la chiesa di Santa Caterina risalente al 1384 e ristrutturata in stile barocco nel 1730. Di grande valore artistico è la trecentesca Croce dipinta su tavola, conservata nel convento e attribuita ad un artista vicino ai mosaicisti di San Marco. Nella chiesa, invece, si trovano Il battesimo di Gesù di Palma il Vecchio e Il Crocifisso e i Santi della scuola del Piazzetta. Procedendo ancora si affaccia proprio sulla riva la chiesa di San Filippo Neri e l’attiguo oratorio, costruiti nel 1768. Al suo interno sono conservate opere di Antonio Martinetti detto il Chiozzotto, considerato il più fedele dei discepoli del Piazzetta, oltre ad una serie di Ritratti di Santi, sempre del Chiozzotto che si trovano nel convento.

Volendo, invece, scegliere di percorrere la fondamenta del Canale Lombardo, si può avere un’idea dell’altra faccia della città, quella portuale oltre che peschereccia. Anche se oggi il moderno porto commerciale si trova nella zona di Val da Rio, che è decentrata rispetto alla città storica, un’appendice del vecchio porto si trova ancora nelle vicinanze dell’Isola dei Saloni, che è collegata al centro da un ponte girevole. Qui sorgono anche officine navali e meccaniche, e minuscole osterie che, verso sera, si affollano di pescatori che rientrano dalla giornata di lavoro. Molte hanno piccoli giardini interni e il menù raramente è pensato per i turisti. La sera, da questa parte di Chioggia, meglio se da una terrazza, si godono tramonti mozzafiato, con il sole che affonda sulle bricole che segnano i canali rosa e azzurri della laguna.

Duomo di S. Maria AssuntaFontana dei giardini del SagraétoRifugium PeccatorumPalazzo MunicipaleBase marmorea della colonna dello StendardoPonte di Vigo"El Gato", colonna con il leone di San Marco