La spiaggia di Sottomarina

Nove chilometri di sabbia dorata

Lo sviluppo turistico ne ha modificato l’orientamento: non solo gli alberghi, sorti negli anni ‘60 e ‘70, ma anche le case prima rivolte verso i campi  e verso Chioggia  ora guardano il mare…

Panoramica del litorale di Sottomarina

Gli inizi, come dovunque lungo i litorali, riguardano il turismo terapeutico. Solo più tardi si esaltano le qualità del turismo come lo si intende ora: tempo libero e relax, possibilità di vivere senza l’oppressione degli orari e dell’orologio che portiamo al polso. Sottomarina si attrezza per il turismo dalla fine dell’Ottocento. Ai primi del Novecento ci sono già gli stabilimenti balneari: prima il Salute e quindi il Margherita, cui seguiranno il Nettuno, il Clodia, l’Astoria e numerosi altri. La vicinanza con Padova qualifica Sottomarina come “lido di Padova”. C’è un litorale amplissimo, un miracolo procurato a partire dal 1935 quando vengono completate le dighe del porto. Nella pubblicità dell’epoca si esaltano le virtù iodo-bromo-sodiche della località, ma sorgono anche gli alberghi, si potenziano i servizi: si attrezza insomma la stazione balneare.

Sottomarina si offre come soluzione ottimale per il turismo delle famiglie con la ricetta del sole, sabbia e mare. Un arenile profondissimo, che si snoda per quasi nove chilometri dalla diga del porto fino al fiume Brenta e, di là da quello, fino all’Adige. E proprio tra le foci dei due fiumi è sorta una nuova stazione balneare, Isola Verde, caratterizzata dalla presenza di importanti complessi residenziali.

La Sottomarina del turismo come si vede ora nasce a partire dagli anni Cinquanta con la realizzazione del primo lungomare, il viale Trieste. Un decennio più tardi si realizza il secondo lungomare, l’Adriatico, lungo il quale si dispongono i principali alberghi, il proscenio alla spiaggia, la passeggiata inevitabile per chiunque arriva a Sottomarina prima di prepararsi alla giornata di sole e mare.

La spiaggia ha “rovesciato” ogni prospettiva a Sottomarina. Una volta anche le case guardavano a sud e ad ovest, verso la campagna e verso la laguna del Lusenzo che la divide da Chioggia. Ora tutto guarda verso il mare. Il turismo è l’attività di un intero paese. Gli ortolani che poco alla volta si sono trasformati dapprima in locandieri stagionali e quindi in albergatori hanno molto spesso abbandonato gli orti per diventare albergatori a tempo pieno. Accanto agli alberghi sono state avviate attività, come gli approdi e le darsene per i mezzi da diporto, che comportano un allungamento della stagione. Il recupero del vecchio borgo settecentesco, delimitato dalla laguna e dal “marciapiede”, un tempo l’unica strada che attraversava l’abitato da nord a sud, ha conferito al turismo balneare una nuova valenza. Allo stesso modo l’offerta che ora viene presentata è ricca di nuove possibilità per il turista che può alternare alla presenza in spiaggia escursioni in mare o in laguna oppure visitare il bosco Nordio, ultimo tratto dall’antica pineta litoranea o anche raggiungere una delle grandi città storiche, Venezia o Padova, distanti poco meno di 50 chilometri.

Un ricco calendario di manifestazioni calibrate per bambini ed adulti, improntate al divertimento o alla cultura e che vanno dal cabaret al teatro, dalla musica leggera, all’operetta alla lirica offre ogni giorno l’imbarazzo della scelta.

Il murazzo, costruito nella seconda metà del Settecento, rende sicuro il lido ed incentiva l’edificazione. Sottomarina rinasce dopo tre secoli e col nuovo borgo si accende anche il desiderio dell’autonomia. Sono i parroci che raccolgono questa istanza esprimendola in suppliche alle autorità del tempo. I marinanti, vi si sostiene, pagano fior di tributi. Ed in cambio cosa ricevono? Il paese non ha strade, manca la pubblica illuminazione, non c’è alcun presidio sanitario: manca perfino la levatrice. Non c’è chiesa fino al 1715 quando viene ricostruita quella di San Martino proprio dove sorgeva quella distrutta durante la guerra con i genovesi. Ritenendosi sfruttati dai vicini di Chioggia gli abitanti di Sottomarina non perdono alcuna occasione per rilanciare questo programma. Ci provano anche le donne che protestano per la qualità dell’acqua potabile: ne verrebbe distribuita –sostengono- di qualità pessima proprio in spregio alla gente di Sottomarina, che verrebbe sfruttata in ogni modo possibile ed immaginabile.

Nel Novecento si tenta la strada politica. Un’istanza arriva addirittura al Governo e rischia anche di passare col riconoscimento dell’autonomia comunale. L’iniziativa viene stoppata dall’avvento del fascismo. Il progetto riprende dopo la guerra col movimento della “vanga”. Se ne fa anche programma elettorale. Il primo sindaco marinante mette la sordina alla polemica separatista che ha le sue ultime manifestazioni negli anni Settanta del Novecento al momento della redazione del primo piano regolatore. A spegnerla del tutto è lo sviluppo del turismo e l’emigrazione interna che mette insieme nel Borgo Nuovo di Sottomarina marinanti e chioggiotti.

Il forte di San Felice è inserito nella “corona” di fortezze da mar volute da Venezia per proteggere la laguna, vero spazio vitale della Repubblica Serenissima e per difendere l’imbocco del porto di Chioggia. Nel corso della guerra contro i genovesi la fortezza, allora in legno, viene seriamente danneggiata. Vinta la guerra, Venezia decide il riordino della propria linea difensiva. La strategia prevede di isolare completamente il territorio di Chioggia e Sottomarina per evitare attacchi dalla parte di terra. Sul mare sorvegliano le fortezze. Sul finire del secolo XIV il nuovo forte, chiamato allora “castello della Lupa”, è pronto: ha pianta quadrata e, dalla parte che guarda il mare due grandi torri; più basse quelle verso terra. La fortificazione impone un costante lavoro di manutenzione. E’ il mare che vi si abbatte contro e che ne mina la struttura finché nel Settecento non verrà realizzata una scogliera di protezione. Nel Cinquecento c’è una importante ristrutturazione che dà al forte un aspetto molto vicino a quello attuale, se si escludono gli artistici portali e gli alloggi per la truppa che vengono realizzati nel Settecento. Il forte dal Cinquecento in avanti può sopportare senza danni un attacco di artiglieria e può a sua volta rispondere efficacemente per tenere lontane le navi. I francesi, quando arrivano sul finire del Settecento, ritengono la fortezza adeguata anche se il murazzo che vi si appoggia ne ha in parte ridotto l’isolamento favorendo un possibile attacco dalla parte di terra.

Fino alla fine del secolo scorso il forte è stato utilizzato quale opera militare dalla Marina italiana, che di recente vi ha rinunciato. Con i suoi 30 mila metri quadrati di superficie rappresenta la principale opera monumentale di Chioggia.

Foto storiche di SottimarinaFoto storiche di SottimarinaFoto storiche di SottimarinaCostumi d'epocaMonumento del MarinaioForte di San FeliceI murazzi